Portfolio Night: orgoglio e pregiudizi

Sul divertente e piacevole blog Ted Disbanded  ci sono state alcune critiche e osservazioni sull’evento Portfolio Night, importato in Italia dall’ADCI. Sono osservazioni che secondo me denotano una certa confusione di idee sul tema del denaro.

Il denaro è una forma di energia. È una rappresentazione simbolica del lavoro impiegato per guadagnarlo e del cibo e alloggio di cui hai bisogno per vivere. Quando paghi l’imbianchino per il suo lavoro, il denaro simboleggia quel cibo e quell’ospitalità che in una società più primitiva gli offriresti al posto del denaro.

Qualcuno ha criticato il fatto che l’evento fosse a pagamento: alcuni anonimi commentatori sotto pseudonimo, e anche Francesco Taddeucci, titolare del blog citato e direttore creativo dell’agenzia The Name, hanno espresso riserve in proposito.

A mio parere, il fatto di aspettarsi che un evento di “speed dating” che mette a contatto giovani stagisti, studenti e creativi alle prime armi con importanti direttori creativi debba essere gratuito fa parte di quella cultura paternalistica, o forse meglio, maternalistica per cui l’Istituzione Mamma deve porgere aiuto gratuito e illimitato ai figli, perennemente deboli e bisognosi d’aiuto.

È una cultura teoricamente ineccepibile, ma che nella realtà comporta qualche problema perché incentiva aspettative di servizio gratuito illimitato, particolarmente quando è intangibile. I servizi vanno pagati, il giusto, senza avidità, perché quando qualcuno offre un servizio utile e qualcuno lo utilizza c’è uno scambio di energia in entrambe le direzioni.  Se lo scambio è unidirezionale, c’è qualcosa che non va: questo qualcosa potrebbe essere che una delle due parti è troppo debole per pagare la sua quota (è possibile, ed è per questo che spesso alcune categorie deboli vengono favorite); oppure che c’è qualcuno che paga per chi non paga (è possibile quando c’è uno sponsor, che comunque si aspetta qualche genere di ritorno); oppure che c’è qualcuno che fornisce il suo lavoro gratis senza ritorno (e alla lunga la situazione è troppo sbilanciata per reggersi).

Secondo me occorre una riflessione su questo atteggiamento perché sta, in parte, alla base  della peculiare crisi della pubblicità italiana, e sta alla base della tendenza tutta italiana a voler risparmiare a tutti i costi sul lavoro dei consulenti creativi, come se la consulenza, non essendo visibile come l’imbiancatura del nostro imbianchino, non avesse valore.

Per quale motivo in alcune agenzie si pensa di poter sostituire i creativi esperti con stagisti a ricambio continuo? Perché in alcune aziende si pensa sia legittimo e normale chiedere alle agenzie e ai freelance proposte creative illimitate? Perché esiste un pregiudizio per cui si pensa che il lavoro del creativo sia istantaneo, gratuito, gratificante per sé stesso, che non richieda un investimento di tempo e denaro per apprenderlo e praticarlo. Pensare che un’iniziativa come Portfolio Night dovrebbe essere gratuita incoraggia questo atteggiamento.

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25 Responses to “Portfolio Night: orgoglio e pregiudizi”

  1. Gianguido Says:

    Il rapporto col “danaro” nella cultura italiana è fortemente influenzato dalla visione cattolica: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco vada in paradiso”.
    Ergo: tutti i ricchi sono ladri.
    Il che è mediamente vero.

    Nella cultura protestante l’inghippo è stato risolto 400 anni fa (Riforma) attraverso un semplice concetto “Se sono stato onesto e ho lavorato sodo, il Signore mi ricompensa facendomi diventare ricco” (con la clausola che poi sarò tenuto a redistrubuire questa ricchezza con opere di bene).

    Da noi rimane l’escamotage tardo medievale per cui il perdono si compra a listino attraverso le indulgenze.
    Cioè: “Sono ricco perché ho rubato, ma se ne dò un po’ alla Chiesa mi compro il perdono”. E il Sole gira intorno alla Terra.

    Alla fine però il saldo della redistribuzione dovrebbe essere simile, nelle due culture.
    Invece no.

    Principalmente perché nel mondo Cattolico la Chiesa è intermediario finanziario e amministratore della redistribuzione, mentre nel modo protestante è il donatore che sceglie quali progetti finanziare e più spesso si fa promotore di iniziative attraverso proprie fondazioni e organismi benefici laici.

    In sintesi, la differenza che incorre tra i cattolici e i protestanti per quel che riguarda il “terzo settore” è:
    I cattolici fanno la carità, delegando la Chiesa a gestire i fondi.
    I protestanti finanziano progetti che scelgono o promuovono in prima persona.

    Il primo è un assoluto atto di “fede” (fiducia) fatto al buio e che non chiede rendiconto (tanto sto comprando il perdono e basta).
    Il secondo è una scelta consapevole che chiede il rendiconto dei risultati (e a questi lega l’eventuale rifinanziamento del progetto).

    Questi sono i motivi per cui il “Terzo Settore” italiano muove un decimo delle risorse rispetto a quello della Gran Bretagna.
    Perché si è perso il senso del peccato da farsi perdonare e dei preti ci si fida sempre meno.

    Perché questa premessa?

    Perché rimaniamo comunque cattolici nella cultura e nella società.
    L’atteggiamento protestante nei confronti della vita stessa è basato aull’autodeterminazione.
    Quello cattolico rimane l’atteggiamanto di chi è suddito impotente e può solo elemosinare una grazia, un privilegio (se ha servito bene)… la carità.
    Che il Re sia un papa, un Savoia, o un Berlusconi, non cambia nulla.

    Il “popolo” può solo piangere sperando nell’elemosina dei potenti.
    E i potenti certo non chiederanno di essere pagati in contanti per l’elemosina, la grazia o il privilegio concesso.
    Semmai bisognerà ringraziarli con ancora più servilismo.

    Chi poi chiede all’ADCI (il potente ADCI!) la carità di un servizio gratuito, dovutogli in quanto misero suddito, fedele e servizievole, sta prendendo un abbaglio colossale.
    L’ADCI non è per nulla potente! Non conta un cazzo e non ha risorse di alcun genere, da investire, spartire o imboscare.

    Concludo: se questo atteggiamento, questa visione della vita permane tutt’ora è perché tutto sommato è anche comoda.
    L’autodeterminazione costa fatica e impegno quotidiano (la Bibbia nel cassetto del comodino da aprire tutte le sere, contro il sermone del prete solo alle Feste comandate).

    L’autodeterminazione comporta di non starsene davati alla TV 4 ore al giorno, di non farsi i cazzi propri sempre e comunque, di confrontarsi, di evolversi attraverso l’aggiornamento costante.

    L’autodeterminazione comporta la responsabilità di scegliere.
    “Possibilità di scelta” è la definizione di “democrazia”.

    Essere sudditi è più facile che essere liberi.

    Buon Nuovo Governo a tutti.

    gg

  2. Gianni Lombardi Says:

    Consigli utili per la Portfolio Night:

    http://teddisbanded.blogspot.com/2008/04/portfolio-night-e-disbanded-days.html?showComment=1209372120000#c4816965015364551145

    (unico commento ai consigli: può valer la pena di andare anche solo per incontrare tre direttori creativi e farsi fare una consulenza su come migliorare il proprio lavoro)

  3. Gianguido Says:

    … io direi di più: quello cui accenna Gianni è il motivo fondamentale per andarci.

    gg

  4. Till Neuburg Says:

    Alle acute osservazioni storiche di Gianguido aggiungo qualche dettaglio che per una readership di imprinting totalmente cattolico, può suonare un tantino strano e spiazzante.

    Oltre a “protestare” contro lo spudorato smercio delle indulgenze da parte del clero romano, la cultura luterana aveva introdotto altri due valori che avrebbero catapultato il Nord-Europa e l’America verso la modernità:

    1) L’eliminazione dell’assoluzione da parte di un’autorità terrena (anche se travestita in sottana nera), ha messo il credente davanti a una nuova responsabilità: “Se hai peccato, sono cazzi tuoi - te la devi vedere direttamente con il maximo lider che sta nei cieli. L’unico modo per riportare la tua partita doppia tra bene e male in parità, consiste nel fare del bene al prossimo - e non solo a te e alla tua famigliola” (oggi, le donazioni le puoi persino detrarre dalle tasse).

    2) La progenitrice del mammismo non era affatto vergine e pertanto la metà dell’umanità non si divide in madri (da venerare) e in puttane (da pagare), ma semplicemente in donne. Infatti, i sacerdoti protestanti non devono far finta di essere vergini pure loro.

    Invece da noi, un demiurgo maschilista riminese ci ha detto e ridetto in almeno dieci film che di emme ce ne una sola e che le mammelle sono sempre l’incipit e l’amen della creatività.

    Nei paesi protestanti, l’ultimo tassello che ha portato in diretta l’economia e la cultura verso l’efficientismo (time is money), consisteva nel teorema della predestinazione postulato da Calvino (non l’Italo, ma quell’altro che si trastullava a Ginevra) - il più tremendo account executive del nuovo cristianesimo WHASP: “Se sei nato fortunato o sfigato, il CEO Eterno l’ha comunque già deciso per te. Se sei ricco, goditi la vita, se sei nato povero alla fine dei tuoi giorni andrai dritto dritto nella Disneyland di Adamo ed Eva”. Siccome a Ginevra e in tutte le città del Nord-Europa la stragrande maggioranza della popolazione viveva socialmente in between (cortigiani, funzionari, artigiani, medici, bottegai, artisti, creativi…), ovviamente tutti quanti si davano da fare per non scendere ma di salire qualche scalino di quella graduatoria del destino default. Nel nuovo continente il selfmademan, lo sceriffo, il missionario, il proprietario del saloon, erano tutti intensamente vogliosi di appartenere alla upperclass. Da “God save our Country” a “…and the winner is…” e le Hall of fame, non ci voleva tanto. Solo tre secoli di disciplina, di individualismo, di capitalismo.

    Dalla Mayflower ad Abramo Lincoln… fino a Condoleezza Rice.

    E noi qui a venerare un fraticello con le mani bucate e a temere un pastore tedesco che abbaia ininterrottamente contro la luna crescente della modernità.

    Till

  5. Stanis Says:

    Caro gg, concordo con le tue tesi.
    Da oggi in poi dovresti firmarti ml

  6. massimo guastini Says:

    La portfolio night italiana sarà la più cara del mondo. Per accedere a questo “speed dating” con importanti direttori creativi, i nostri giovani stagisti, studenti e creativi alle prime armi dovranno pagare 40 euro. Questo ho scritto nel mio blog.
    Non sono un sotenitore della cultura maternalistica.

    Le agenzie sostituiscono i senior con stagisti a ricambio continuo perché non li pagano. Non ci sono altre ragioni.
    Tutte le settimane faccio colloqui con giovani alle prime e alle “seconde” armi.
    Forse non hai idea di quanti hanno già fatto dai 3 ai 4 stage semestrali non retribuiti,
    lavorando sino alle dieci di sera. Settimana scorsa è venuta a trovarmi una ragazza di 23 anni che aveva iniziato con me. E’ un’art, ora sta lavorando per un’agenzia tra le prime cinque. Fa spesso le notti, lavora principalmente sui marchi di una multinazionale molto importante e non è pagata. Forse a luglio la confermeranno e le daranno 500 euro al mese. Esattamente quanto le costa l’affitto della stanza in cui vive. Quindi dovrà ancora chiedere un contributo ai genitori (non sono esattamente dei milionari).
    Per lei 40 euro sono una cifra importante. Il suo budget non le consente di spenderne più di 50 alla settimana. Di casi simili, ne conosco parecchi.

    Nel mio anonimo e sotto pseudonimo blog ho dedicato una categoria (ABCI) al confronto su questi temi. “Diamo valore al nostro lavoro” continuo a sostenere.
    Tutti e a tutti i livelli. Mai gratis.
    E i giovani mi scrivono: “se non lavoro gratis non riesco a entrare in questo mercato”
    Ma lo stesso principio lo sostengono molti capi di agenzia: “se non partecipo alle gare il mercato mi rigetta”
    Lo stesso principio lo avvallano molti importanti direttori creativi, selezionando stagisti non remunerati a ricambio continuo.
    Pertanto, per favore, non raccontiamoci delle solenni palle.
    Siamo noi (io no, a dire il vero) a trasmettere ai giovani la non-cultura del gratis.
    Per paura che il mercato ci rigetti. Paura. Brutta cosa.
    “In questo consiste vivere da schiavi”.
    Detto questo, ho dato spazio e risalto all’intervento di Alex Brunori nel mio blog.
    Ne ho apprezzato la disponibilità e la chiarezza, oltre all’evidente impegno e passione.
    Il nuovo consiglio ADCI è stato appena eletto e in meno di un mese è riuscito a portare in Italia un evento che mancava. E’ comunque un grosso merito. Per una serie di ragioni che ora conosco non è stato possibile farlo a un prezzo più basso. Ma con 40 euro si ha l’iscrizione al club come “socio studente” ed altre occasioni di visibilità. E’ un altro merito.

    I motivi per cui ho scelto di scrivere un blog sotto pseudonimo sono diversi. In sintesi: un esercizio di umiltà in una professione affetta e afflitta dalla “sindrome dei credits” (pericolosa trappola emotiva) e il voler porre l’accento sulle idee, non su chi le sostiene. Tutto qui.
    Grazie per lo spazio.
    Ciao a tutti
    m.

  7. Gianni Lombardi Says:

    Massimo, non sono d’accordo che il prezzo del biglietto sia un ostacolo per chi è motivato, per quanto “povero”.
    Se uno spende 500 euro per l’affitto di casa e per il resto si fa aiutare dai genitori, non è povero: o sta investendo nella sua formazione professionale (e quindi entro breve guadagnerà di più) oppure ha sbagliato lavoro.

    Un’adeguata riflessione dovrebbe invece essere fatta sui motivi per cui alcune agenzie si reggono in piedi (o credono di farlo), grazie al lavoro gratuito di stagisti intercambiabili e acquisiti a ripetizione.

  8. massimo guastini Says:

    Ciao Gianni,
    nulla mi è di ostacolo se ho una fottuta motivazione.
    Io la penso così.
    E questo è il messagio che mi sforzo di passare a tutti i giovani con cui lavoro o incontro.
    Nessun alibi, nessuna scusa né accuse deresponsabilizzanti al “sistema”.
    Resto un ottimista.
    Ma dire che investire nella propria formazione professionale (pubblicitaria)
    significa, per i giovani, un maggiore guadagno ENTRO BREVE
    mi pare un ottimismo smisurato
    poco aderente alla situazione reale. Attuale.
    Per me entro breve significa qualche mese, massimo un anno.
    Oggi il tempo medio che un giovane di valore deve prevedere
    prima di guadagnare cifre che lo rendano autonomo a Milano
    è intorno ai tre anni, dopo il percorso di studi.

    La situazione può addirittura peggiorare per i copy
    che a volte arrivano a sfiorare i trent’anni (se vengono da università e master)
    prima di arrivare ai 1200 euro netti al mese, non assunti.

    In un paese e in un settore che offre prospettive simili ai giovani,
    la portfolio night è la più cara in assoluto al mondo.
    Suona un po’ sinistro, non ti pare? Questo intendo.
    Poi, non ne do la colpa all’ADCI, lo ripeto.
    Bravi ad aver comunque portato l’evento qui.
    Non è per forza necessario dare la colpa a qualcuno quando qualcosa non ti piace, non sei d’accordo?
    Se avessi 22 anni e un portfolio pronto, spenderei quei 40 euro e me la giocherei al meglio.

    Sul perché si sia creata questa situazione e, in particolare sulla tua domanda fondamentale
    (perché alcune agenzie si reggono in piedi (o credono di farlo), grazie al lavoro gratuito di stagisti intercambiabili e acquisiti a ripetizione)
    ho le mie idee e ne ho scritto spesso nel mio blog.
    Ma più dell’analisi dei perché, credo che tutti noi attori di questo sistema abbiamo ogni giorno una scelta:
    essere conniventi o meno con questo modo di fare business che è pressoché solo italiano.
    Non basta lamentarsi o criticare il sistema. Se giochi con certe non regole sei comunque connivente.
    Io sono certo che tu abbia in mente l’ultima email che Enzo Baldoni scrisse alla lista adci prima di quel viaggio maledetto.
    Non ce l’ho sotto mano ma l’ho salvata da qualche parte. L’oggetto diceva: “l’abbiamo rifatto”.
    Era andato a pranzo con uomini di marketing di un’azienda importante che volevano invitare Le Balene a una gara non remunerata.
    Rispose “no grazie”.
    Senza sapere che sarebbe stato il suo ultimo intervento (e quindi fuori da qualunque retorica melodrammatica)
    quella email mi fece riflettere molto. Era profondamente giusta e tracciava una rotta, in qualche modo.
    Se tutti dicessimo “no grazie” ad ogni richiesta di lavorare gratis, non dovremmo combattere quel pregiudizio che proprio tu hai citato:
    “che il lavoro del creativo sia istantaneo, gratuito, gratificante per sé stesso, che non richieda un investimento di tempo e denaro per apprenderlo e praticarlo.”

    Grazie ancora per lo spazio.
    Ciao
    m.

  9. Gianni Lombardi Says:

    Massimo, hai perfettamente ragione. Buona parte della particolare crisi italiana dipende proprio dal fatto che le agenzie, salvo rare eccezioni, sono state gestite male, da gente che, per fare new business, sapeva solo telefonare per chiedere di partecipare gratuitamente a una gara, sputtanando sé stessi e gli altri.

    È anche per questo che nasce il Capitolo Freelance dell’Adci: per dare un punto di riferimento ai freelance su linee guida e modi di lavorare condivisi e soddisfacenti per tutti.

    Il problema è che la cultura per cui si paga volentieri la ristrutturazione della reception ma si fa di tutto per non pagare la receptionist è dura a morire e molto diffusa a tutti i livelli, Adci compreso, che dovrebbe fare una bella autocritica in proposito.

  10. Gianguido Saveri Says:

    Riprendo il tema “il valore del danaro” da quest’ultimo spunto.

    Chi pensa che la PN6 debba essere “donata” dal potente ADCI ai “poveri” giovani, sbaglia.
    Chi pensa che sia giusto che un’associazione non profit sia gestita solo col volontariato, sbaglia.
    Chi pensa che un giovane per studiare non debba pagare, sbaglia.
    Chi pensa che un giovane quando lavora non debba essere pagato, sbaglia.
    Chi pensa che un’agenzia quando presenta un progetto non debba essere pagata, sbaglia.
    Ecc. ecc.

    La regola comune a quanto sopra è di una semplicità allarmante:
    “Se io dò una cosa a te, tu poi dai una cosa a me”

    Fu inventata all’incirca 30.000 anni fa, molto prima che cominciassimo a uscire dalle caverne. Eravamo appena scesi dagli alberi.

    Da questo agreement, nasce la civiltà umana: la proprietà privata, la famiglia, lo Stato…

    Giusto o sbagliato non so… ma mi irrita terribilmente che non si rispettino gli accordi presi. E’ stupido. Soprattutto se hanno funzionato per 30.000 anni.

    Provate ad applicare la regola nel quotidiano, sempre: per la PN6, per l’ADCI, per il lavoro, per gli stage, per le gare… non è difficile, ed è una buona misura per valutare se una cosa va bene o non va bene.
    La PN6 va bene.
    L’ADCI fatto di volontari non va bene.
    Le Scuole a pagamento vanno bene.
    I finti stages non vanno bene.
    Le gare gratis non vanno bene.
    Ecc.

    Se no torniamo tutti sugli alberi, che forse è meglio.
    Si stava così bene!… a non far un cazzo tutto il giorno, a trombare con chichessia, a raccogliere banane, a prendere il sole, a dormicchiare aspettando la prossima trombata… ma vuoi mettere?!

    gg

  11. massimo guastini Says:

    Gianguido,
    condivido quasi tutto, ma il finale mi ha commosso.
    Mi viene quasi da chiederti
    perché condizionare una vision tanto potente
    a quella disgiuntiva: “se no…”
    Facciamolo, per Dio.
    ;D
    m.

  12. Alex Brunori Says:

    E infatti lo faremo. Per il momento, però, se me lo permettete, ritorno alla Portfolio Night. Poco fa ho controllato la vendita dei biglietti e la serata è sold out. Da una parte mi fa molto piacere, ovvio, dall’altra mi dispiace molto perché è un segnale chiaro dello stato del nostro settore. Secondo il mio parere le città che hanno fatto (o che faranno) il sold out sono o in un mercato dove tutto va molto bene o dove tutto va molto male (needless to say, Milan is in a market that…). Mi fa piacere perché sarà una serata bella, spero memorabile. Chi verrà a vedere i portfolio o a mostrarli, vedrà. Chi non ci ha creduto, continuerà a non crederci (e non vedendo, gli sarà più facile). Che il costo del biglietto sia alto lo abbiamo già detto e ne abbiamo spiegato le ragioni, non mi sembra il caso di ripetermi qui. Vorrei però far riflettere su un paio di cose. Agli studenti - per farci “perdonare - noi regaliamo lo status di studente ADCI per il 2008. Ora, capisco che è sempre più facile - e più divertente - mettere in luce le cose negative di quelle positive, ma questo “regalo” non è esattamente il nulla. E gli studenti, che di certo non se ne rendono conto ora, se ne renderanno conto magari già tra un mesetto e poi più in là. Lo abbiamo detto a chiare note nel nostro programma: questo Club deve cambiare e ritrovare affinità con i più giovani. E deve farlo oggi, ora, non certo domani o tra un anno. ADCI è per troppi un comodo parafulmine per sfogare rancori, astio, malumori, frustrazioni. Sono altre le istituzioni a cui ci si deve rivolgere per alcune lamentele sacrosante delle quali ho letto, ma forse nessuno ha voglia e coraggio a sufficienza. Last but not least, affinché sia ben chiaro per tutti: ADCI non guadagna un singolo centesimo dalla Portfolio Night. I Direttori Creativi non percepiscono un singolo centesimo, ma vengono tutti gratis e a loro spese. Chi ci guadagna (oltre ai nostri amici e proprietari del marchio PN6, chiaramente) sono solo i ragazzi perché possono fare un’esperienza di un certo tipo che in altri Paesi si può fare già da 5 anni.

  13. Ted Says:

    Volevo solo aggiungere alla interessante argomentazione di Gianni una piccolissima precisazione. Per me e’ una cosa bellissima la Portfolio Night. E non ho riserve sul fatto che si paghi: del resto ha dei costi, e vanno coperti. Ho solo fatto notare un iniziale smarrimento ideologico (almeno da parte mia) di fronte al fatto che si debba pagare per fare un colloquio, ma poi con un minimo di riflessione quello smarrimento si e’ smarrirto anche lui, e senza pesi sulla coscienza mi rechero’ a Milan.

  14. Alex Brunori Says:

    @gianni

    “Il problema è che la cultura per cui si paga volentieri la ristrutturazione della reception ma si fa di tutto per non pagare la receptionist è dura a morire e molto diffusa a tutti i livelli, Adci compreso, che dovrebbe fare una bella autocritica in proposito.”

    Caro Gianni, ma quale autocritica? Come ben sai la sede attuale dell’ADCI è in un sottoscala e la nostra receptionist è Gabriele Biffi. Vedi un po’ tu. Pe ril resto, questo Consiglio - eletto il 15 marzo - non si assume (e non si capisce perché dovrebbe farlo) alcuna responsabilità legata ai Consigli precedenti. L’espiazione per colpe di altri, nello Statuto, non c’è. Ho appena cotrollato.

  15. Gianni Lombardi Says:

    Alex, l’idea che il consiglio attuale “non si assuma alcuna responsabilità legata ai consigli precedenti” è piuttosto originale. Prova ad esporre tale concetto al padrone del seminterrato in cui ha sede l’Adci come argomentazione per ritoccare all’ingiù l’importo dell’affitto :-)

  16. massimo guastini Says:

    Gianni, la tua battuta è divertente ma sottolineiamo che è, appunto una battuta. Leggendo i vari commenti a questa storia mi sono reso conto che ogni affermazione, comprese le mie ovviamente, va pesata con attenzione. Questo consiglio, come sottolinea Alex Brunori, è stato eletto il 15 marzo e, aggiungo io, in meno di sessanta giorni è riuscito a portare la Portfolio Night in Italia. E’ un grandissimo merito. La sensazione che mi sono fatto di tutta questa vicenda è che si siano preoccupati innanzitutto di fare prima di comunicare. E anche questo, secondo me, è un bellissimo segno. L’aver lasciato indietro la comunicazione ha creato inizialmente un po’ di malintesi. Se ne sono accorti e sono intervenuti. E con tutte le cose che hanno da fare (compreso il loro lavoro) significa un grande impegno. Non remunerato, anche questo va ripetuto.
    Anch’io sono inizialmente rimasto perplesso, non per il fatto che si dovesse pagare per un colloquio. Succede in tutte le PN del mondo. Ma perché la cifra richiesta era la più alta in assoluto. Ci hanno spiegato le ragioni, e sono tutte valide. Questo consiglio fa e dialoga, con calma. Anche quando è difficile mantenerla. Bravi, davvero.

  17. Gianni Lombardi Says:

    Massimo, non capisco il punto della tua osservazione. Nel senso che non riesco ad afferrarlo.

    Per quel che riguarda Portfolio Night ho fatto la mia parte dando visibilità all’iniziativa con un post sul Blog ADCI (quello che citava gli altri blog) e questo post (Portfolio Night: orgoglio e pregiudizi), che ho scritto io, e che difende il concetto che “non è peccato” chiedere un biglietto per la Portfolio Night italiana.

    Per quel che riguarda il lavoro del Consiglio, tutto il rispetto. So benissimo cosa vuol dire, visto che sono stato Segretario del Club per ben quattro mandati.

    Per la cronaca, ti segnalo anche parte del lavoro fatto per il Capitolo Freelance ADCI:

    http://blog.adci.it/il-capitolo-freelance-i-creativi-creano-valore

    Il cui lavoro organizzativo-operativo e di comunicazione è stato principalmente fatto da me, con l’importante sostegno operativo, per diverse attività, di Gianguido Saveri e di Gabriele Biffi.

  18. massimo guastini Says:

    Mi riferivo alla tua frase del commento precedente:

    “Alex, l’idea che il consiglio attuale “non si assuma alcuna responsabilità legata ai consigli precedenti” è piuttosto originale. Prova ad esporre tale concetto al padrone del seminterrato in cui ha sede l’Adci come argomentazione per ritoccare all’ingiù l’importo dell’affitto :-)”
    e sottolineavo che era una battuta. Anche se l’affitto non si può davvero abbassare..

    So che hai dato vsibilità all’iniziativa e avevo già letto il link che mi hai segnalato.
    Ciao
    m.

  19. Gianni Lombardi Says:

    Ringrazio Alex e il Consiglio intero per l’importante lavoro per la Portfolio Night. Anche se questa iniziativa apparentemente non comporta alcun vantaggio diretto per i freelance, ritengo che comporterà vantaggi per tutta la comunità dei pubblicitari e quindi indirettamente anche per i freelance. Ho quindi fornito volentieri il mio supporto.

    Però la tua osservazione, Massimo, mi obbliga a delle precisazioni, visto che mi fai notare che la mia battuta può essere fraintesa.

    La mia è una battuta. L’osservazione di Alex è sbagliata.

    Sbagliata, inappropriata e, se mi è permesso, forse anche un po’ scortese.

    Sbagliata: perché non è vero che un nuovo consiglio non si assuma le responsablità del consiglio precedente. (Lo dimostra l’esempio dell’affitto ma, si puo’ aggiungere, anche quello delle giurie, in cui il consiglio attuale ha portato ben volentieri avanti il lavoro fatto dal consiglio precedente, ad esempio.)

    Inappropriata: perché facevo un’osservazione molto generale sulla cultura del “non ti pago” che, secondo me, c’è anche in ADCI: ma il Club non coincide con il Consiglio DIrettivo e criticare l’ADCI nel suo insieme non significa criticare il lavoro del Consiglio; non sempre, almeno.
    Quando parlo dell’ADCI mi riferisco a 15 anni della sua storia.

    Un po’ scortese: perché, invece di ringraziare, almeno pro forma, per i due post e per la segnalazione del suo commento su Ted Disbanded, e per il supporto che anche io ho dato alla Portfolio Night, Alex è partito con una difesa d’ufficio del Consiglio di cui non c’era alcun bisogno.

  20. Alex Brunori Says:

    Non voglio entrare in polemica, ma precisare. Nessuno ci deve ringraziare: noi stiamo solo facendo il nostro lavoro. E chi ha scritto della Portfolio Night, bene o male che sia, ha solo espresso il suo sacrosanto parere. Detto questo, voglio ringraziare qui - a nome del Consiglio - non solo Gianni Lombardi, ma anche Massimo Guastini, Francesco Taddeucci e tutti quelli che hanno detto e scritto che la Portfolio Night è una cosa potenzialmente bella o interessante, perché lo sarà anche grazie a loro. Per quanto riguarda invece la mia osservazione sulle responsabilità dell’ADCI, non la ritengo né sbagliata, né inappropriata, né tantomeno scortese.

    Non è sbagliata: l’ho detto e lo ribadisco: questo Consiglio non si assume alcuna responsabilità per l’operato dei Consigli precedenti (ma, per la tranquillità del nostro landlord e dei soci, preciso che terremo fede a tutti gli obblighi contrattuali presi - in particolar modo l’affitto - e a tutte le responsabilità che derivano dallo Statuto). Non vorrei però che iniziassimo a fare giochini un po’ sciocchi prendendo una parola e analizzandola separatamente dal suo contesto. Quella delle giurie è un esempio improprio: sono stato chiamato nel Consiglio precedente qualche mese fa per sostituire un altro Consigliere, chiedendo - e ottenendo - mandato per occuparmi subito di due cose: i meccanismi della composizione delle giurie con i relativi criteri e technicalities di votazione e il rapporto di ADCI con gli studenti. L’attuale forma degli ADCI Awards è il frutto di un lavoro, approvato dal Consiglio precedente prima e dal nuovo Consiglio poi. Una scelta niente affatto obbligata e quindi priva di assunzione di responsabilità.

    Non è inappropriata: Gianni ha scritto “la cultura per cui si paga volentieri la ristrutturazione della reception ma si fa di tutto per non pagare la receptionist è dura a morire e molto diffusa a tutti i livelli, ADCI compreso, che dovrebbe fare una bella autocritica in proposito.” Visto che il blog è pubblico a me sembra piuttosto ovvio che questa frase sia facilmente fraintendibile. ADCI non ha fondi per pagare nessuno e il Consiglio lavora gratuitamente. Quando e se ne avremo a sufficienza, sul modello inglese e grazie alla srl introdotta dalla gestione di Maurizio Sala, se ne riparlerà. Le sigle vanno usate con attenzione. Se uno dice che il PD dovrebbe fare autocritica per la sconfitta elettorale, nessuno pensa che ci si riferisca alle persone che lo hanno votato. L’ho già detto e lo ripeto: smettiamola di usare l’ADCI come sigla di comodo per parlare di difetti di sistema. E visto che l’ADCI è fatto dall’insieme dei soci e da un Consiglio che li rappresenta, Gianni, chiariamo: se ti riferivi a dei soci in particolare, facciamo subito i nomi e i cognomi di tutti quelli che hanno fatto ristrutturare la loro reception negli ultimi 15 anni pagando poco (o non pagando affatto) la loro receptionist.

    Non sono un po’ scortese: casomai preferirei essere molto scortese, ma ho il sospetto di essere solo diretto. Magari è perché al momento ho poco tempo, o perché in meno di due mesi ne ho sentite e lette sul Consiglio ADCI davvero di tutti i colori. Però, come hai visto, ho aperto il post ringraziando. Quel che è giusto, è giusto. Aggiungo una faccina (emoticon, per i più pignoli), così è chiaro per tutti che faccio anche battute e non solo osservazioni:

    ;-)

  21. Gianni Lombardi Says:

    Alex, stiamo ai fatti.

    Io ho espresso una valutazione di carattere generale su una certa cultura del mondo pubblicitario, mettendoci dentro l’Adci per come lo conosco io, invitandolo a un’autocritica — il che equivale a invitare l’associazione a fare una discussione interna in proposito — e tu hai risposto come se fosse stata una critica al consiglio attuale.

    Per usare la tua metafora, un conto è criticare il PD o invitarlo a un’autocritica (attività consentita a tutti, anche agli iscritti all’Unione Monarchica); un altro è parlare a nome della Direzione, attività ben più delicata e impegnativa (nel senso che quel che un Consigliere dichiara a nome del Consiglio può impegnare tutto il Consiglio, prerogativa normalmente riservata a Presidente, Vicepresidente e Segretario).

  22. Alex Brunori Says:

    Credo (e spero) che l’ADCI per come lo conosci tu possa lasciare il posto ad un ADCI diverso, e quindi ben vengano tutte le discussioni interne (anche se continuo proprio a pensare che il tema reception/receptionist riguardi molto poco l’ADCI e molto di più altri tavoli). Per il resto, mi sorprendi: proprio tu, un paladino dei blog, vorresti adesso burocratizzare le dichiarazioni? Il mondo va veloce. Quando il Consiglio ADCI avrà comunicazioni ufficiali (che, appunto, lo impegnano) le farà secondo i canali canonici e rituali. Per il resto, le mie dichiarazioni sono mie (attività, quella del dire ciò che si pensa, come tu giustamente sottolinei, consentita ancora a tutti).

    Alex

  23. Gianni Lombardi Says:

    Bene, sono contento che siamo passati dalla difesa d’ufficio del consiglio a un invito a dibattere con flessibilità e libertà.

    Quindi ti segnalo questo evento, che già conosci perché ne abbiamo parlato un mese fa in sede Adci:

    http://www.bolleblu.info/?p=143

    Visto che la tua agenzia se non mi sbaglio è vicina, magari puoi fare un salto o far circolare l’invito a freelance, collaboratori vari e stagisti della tua agenzia.

    Grazie in anticipo.

  24. luisella Says:

    … se a qualcuno interessa trovate sul mio blog le impressioni di una che ha partecipato come NON studente.

    http://luluthinks.blogspot.com/

  25. luisella Says:

    … ops… ho riletto e sembrava un pò brusco, scusate! era un invito gentile: aggiungo anche io un’emoticon? scherzo :)

    vi invitavo a toccare con mano l’esperienza di chi ci è passato, ha investito il suo tempo prendendosi mezza giornata dove lavora e si è fatta to-mi andata e ritorno in serata, un pò cotta ma soddisfatta. E per quanto mi riguarda era una vita che volevo partecipare alla portfolionight per cui sono stata felice di iscrivermi appena l’ho saputo. Forse è stata un pò poco pubblicizzata, non credete?

    grazie di nuovo, lu

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